Padroni ladroni!


Sul palco sono intoccabili. 

Dietro il DJ booth, molto meno.

Santi e Peccatori vive nel backstage:

tra voci, dinamiche e reputazioni

che non finiscono mai sul flyer.

Qui non si celebrano carriere.

Si racconta quello che resta

quando il palco si spegne.


Il padrone del locale che non paga
non è un imprenditore.
È un errore umano con la partita IVA.
Non crea.
Non rischia.
Non costruisce.
Succhia.
È un verme da marciapiede con l’illusione del potere,
un parassita che ha imparato a parlare come un uomo
ma a comportarsi come una muffa.
Chiama tutti.
DJ, tecnici, collaboratori, agenzie.
Li convoca come un re decaduto che gioca ancora alla corte,
promettendo cachet, visibilità, continuità.
Promesse fatte con la stessa serietà
con cui un ubriaco giura sobrietà all’alba.
Gli altri lavorano.
Lui annuisce, gonfio di un’autorità immaginaria,
come se il nulla che ha in testa fosse una strategia.
Gli altri rischiano soldi, tempo, dignità.
Lui sorride, perché il rischio non è suo.
Il suo talento è scaricare tutto sugli altri
e poi guardarsi allo specchio convinto di essere furbo.
Il locale è un cadavere tenuto in piedi dall’abitudine.
Muri che cadono a pezzi,
luci che sembrano implorare la pensione,
bagni da film horror girato male.
Ma lui li guarda compiaciuto,
convinto che il degrado sia “carattere”,
che la sporcizia sia “underground”,
che la miseria sia un concept artistico.
A mezzanotte inizia il suo numero preferito:
la farsa del padrone.
“Questi sono tutti miei!”
Lo dice indicando persone
che non lo riconoscerebbero in fila dal macellaio.
Parla di “soliti del locale”
come se avesse creato esseri umani in laboratorio,
mentre in realtà sta solo cercando di mascherare il terrore
di dover pagare qualcuno.
La barista — troppo giovane per non essere una vergogna,
abbastanza vicina per essere una stampella emotiva —
ride con lui,
insieme al braccio destro,
altro essere senza schiena che campa di riflesso.
I cocktail hanno nomi da bordello triste,
un misto di sessismo e cattivo gusto
che fa ridere solo chi non capisce di essere preso per il culo.
E lui si sente un genio.
Un padrone.
Un visionario.
In realtà è solo il custode di un buco
che funziona nonostante lui.
Promette date future
come un truffatore da stazione:
“Da maggio a luglio è tutto pieno!”
Pieno di cosa?
Del vuoto che ha in testa.
Ogni data è una bugia preventiva.
Ogni parola è un espediente.
Ogni accordo è un rinvio verso il nulla.
A contare i soldi c’è la moglie.
Povera donna,
ultima figura adulta in mezzo al circo.
Ogni euro passa dalle sue mani
mentre lui si dissolve,
svanisce,
diventa improvvisamente irreperibile,
come se l’irresponsabilità fosse una filosofia.
Quando arriva il momento di pagare
si trasforma in un fantasma.
A volte resta in macchina, fermo, immobile,
come un animale che finge di essere morto
sperando che il problema passi.
Il suo capolavoro è questo:
il niente travestito da presenza.
Chiama tutti.
Non paga nessuno.
Vive sulle capacità altrui.
Si prende meriti che non capisce nemmeno.
E resta solo,
con il locale che cade a pezzi,
i drink ridicoli,
le battute patetiche,
la faccia da uomo convinto di contare qualcosa.
Verme.
Viscido.
Ridicolo.
Codardo.
Parassita.
Non ha costruito nulla.
Non ha lasciato nulla.
Eppure sì,
un impero l’ha creato davvero:
un impero di imbarazzo,
sfruttamento
e vuoto assoluto.
E la cosa peggiore
è che ne va pure fiero.
Questa non è cattiveria è reputazione!

Commenti

  1. Bravissimi avete preso in pieno
    Certi elementi notturni

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  2. Adoro hahahahahahahahahaha mi fate morire ogni volta

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  3. Questo blog è il Corona del clubbing vi amo

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  4. Veramente bravi e simpatici

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  5. Hoooooo dio mio vogliamo i nomi

    RispondiElimina
  6. Uscite i nomi di certi soggetti

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  7. Muoio!!! Ho sputato un polmone! HaHAHAHAHAHA!

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