Quando il microfono diventa un problema


Sul palco sono intoccabili. 

Dietro il DJ booth, molto meno.

Santi e Peccatori vive nel backstage:

tra voci, dinamiche e reputazioni

che non finiscono mai sul flyer.

Qui non si celebrano carriere.

Si racconta quello che resta

quando il palco si spegne.


Nel circo notturno di Santi e Peccatori c’è un personaggio che ormai non fa più ridere nessuno. Un vocalist che, invece di essere ricordato per carisma o voce, è diventato famoso per un altro “talento”: portare una nuvola nera sopra ogni serata.

Sì, perché la nomea gira forte e chiara da Nord a Sud:

dove arriva lui, la serata muore.

Locali mezzi vuoti, pubblico freddo, DJ scazzati, vibe distrutta. Una costante così precisa da far pensare che non sia più sfortuna… ma metodo.

Nel giro boot se ne parla sottovoce, ma nemmeno troppo:

c’è chi rifiuta direttamente di lavorarci, chi inventa scuse improbabili pur di evitarlo e chi, vedendolo in console, pensa: “Ok, stasera è andata.” 

E il bello? Lui insiste. Sempre. Ovunque.

Pare disposto a lavorare anche gratis, purché abbia il microfono in mano e possa sentirsi protagonista. Cachet zero, ma ego alle stelle. Interventi a caso, urla fuori tempo, momenti rubati al DJ come se la serata fosse sua.

Risultato?

👉 DJ infastiditi

👉 staff esasperato

👉 altri vocalist che cambiano locale pur di non incrociarlo

Nel backstage non lo difende nessuno. 

Non per invidia, ma per stanchezza. Perché nel mondo della notte puoi anche essere mediocre, ma se rovini l’atmosfera e ti imponi, sei finito.

Ormai il suo nome è diventato una specie di avvertimento non ufficiale.

Non si dice ad alta voce, ma il messaggio è chiaro: “Se c’è lui, io non vengo.”

Morale?

Nel regno di Santi e Peccatori puoi anche provare a fare il santo… ma se tutti ti vedono come il peccato, prima o poi resti solo con il microfono spento.

🔥 E questa non è cattiveria. È reputazione.

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