Luca Grossi, La musica come motore di sviluppo.
Consigliere comunale di Civitavecchia per passione, giornalista per professione, Luca Grossi analizza il momento della cultura cittadina proponendo un modello di sviluppo basato sull’industria musicale.
Qual è la sua idea di cultura per il territorio di Civitavecchia e dell’Alto Lazio?
La mia idea è molto concreta: la cultura non è solo un valore astratto, è uno strumento economico. Oggi, nel nostro territorio, significa soprattutto una cosa: investire seriamente negli eventi musicali e culturali.
Abbiamo un vantaggio che altri ci invidiano: un teatro scenico naturale straordinario, collegato a infrastrutture portuali, ferroviarie e aeroportuali ineguagliabili. Civitavecchia, in particolare, ha una vera e propria “piazza degli eventi” a cielo aperto, connessa realmente al mondo attraverso le autostrade del mare, la rete ferroviaria e gli aeroporti.
Non sfruttarla è un errore politico, prima ancora che culturale.
Lei parla spesso di esempi virtuosi. A cosa si riferisce?
Basta guardare cosa è successo recentemente a Genova con Charlotte de Witte e l’amministrazione Silvia Salis.
Con una cifra che da noi a Civitavecchia basterebbe appena per un tratto di strada, due marciapiedi o una consulenza, lì hanno ottenuto una ribalta nazionale. Non è teoria: è economia reale. Turismo pieno, hotel saturi, ristoranti che lavorano, città viva. E soprattutto visibilità positiva. È questo il punto: la cultura, se fatta bene, si ripaga da sola.
Ma a Civitavecchia qualcosa di simile è già successo, giusto?
Assolutamente sì, ed è proprio questo che rende tutto ancora più grave. Noi sappiamo già che funziona.
I concerti di Lazza, Irama, Achille Lauro e Geolier hanno dimostrato chiaramente cosa succede quando investi nella musica: hotel pieni, ristoranti che lavorano, indotto ovunque.
E non solo i privati: anche il Comune incassa, tra tassa di soggiorno e servizi. Parliamo di numeri importanti, non di briciole.
E nei territori vicini?
Anche lì ci sono esempi evidenti. Penso all’azione del sindaco Grando a Ladispoli, che ha investito molto sulla cultura ottenendo risultati concreti.
Oppure Tolfa, con il lavoro portato avanti negli anni da Alessandro Battilocchio e Luigi Landi, con eventi come TolfArte e Tolfa Jazz: budget contenuti, ma una risonanza nazionale.
Questo dimostra che non servono necessariamente cifre folli: serve una visione chiara. E da noi, questa visione è mancata.
Perché insiste tanto sulla cultura?
Perché oggi è il linguaggio più potente che esiste. E in un momento di instabilità energetica e industriale come quello che stiamo vivendo, non possiamo permetterci di ignorare ciò che funziona.
La cultura, e in particolare la musica, è l’unica leva immediata che abbiamo per generare economia, attrarre persone e creare identità.
C’è anche una direzione precisa dal punto di vista musicale?
Sì, ed è sotto gli occhi di tutti: la musica elettronica e la contaminazione urbana.
Sta crescendo ovunque, domina le hit mondiali e sta contaminando anche i generi più tradizionali. È il suono del presente. Se vogliamo essere competitivi, dobbiamo intercettare queste tendenze.
Non possiamo restare indietro mentre il mondo va da un’altra parte. Anche perché abbiamo talenti locali veri, che oggi lavorano fuori e che invece andrebbero valorizzati qui.
In sintesi, cosa dovrebbe fare Civitavecchia?
Smettere di pensare in piccolo.
Basta interventi frammentati e senza visione: sagre, giostre e mercatini non bastano più. Serve una strategia chiara: investire negli eventi musicali, valorizzare gli spazi naturali e trasformarli in un polo attrattivo stabile.
Non è una scommessa: è qualcosa che abbiamo già visto funzionare.
Continuare a ignorarlo significa scegliere, consapevolmente, di perdere opportunità.
E non dimentichiamo un ultimo punto: a Civitavecchia abbiamo professionisti del settore musicale che lavorano in tutta Italia con grande successo. Abbiamo la location e abbiamo il capitale umano.
Quello che manca, oggi, è solo la volontà politica di mettere tutto insieme.

Grande consigliere amico 💪💪
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