MC ENZO T SBARCA IN SLOVENIA
Nel mondo della musica elettronica, dove il beat è protagonista, c’è chi riesce a trasformare la voce in uno strumento capace di guidare il pubblico e accendere l’atmosfera.
Mc Enzo T è uno di questi: vocalist a 360 gradi, performer istintivo e capace di improvvisare anche nelle situazioni più imprevedibili.
Lo abbiamo intervistato per farci raccontare il suo percorso, i momenti più intensi e cosa succede davvero dietro un live.
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🎧 Intervista
Come è nata l’idea di usare la voce come parte integrante del sound elettronico?
L’idea è nata in modo spontaneo mentre ascoltavo un brano alla radio. C’era una voce robotica che mi ha affascinato tantissimo. In quel momento ho pensato: “perché non provarci anche io?”. Da lì è iniziato tutto.
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Ti definisci più un vocalist o un performer?
Mi definisco un vocalist a 360 gradi, capace di interagire con tutti i generi musicali.
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Quali sono state le tue influenze iniziali?
Prima di iniziare ho ascoltato tanti vocalist per capire come impostare il mio stile. Poi però il resto è tutta farina del mio sacco.
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Nei tuoi live quanto c’è di improvvisazione?
Direi 50 e 50: metà è studiata nei minimi dettagli, l’altra metà è improvvisazione pura.
Mi è capitato anche di fare il vocalist per 30 minuti senza base musicale: in quei momenti devi affidarti all’esperienza e al pubblico. Cerchi di entrare nella mente delle persone e capire cosa vogliono. Dopo tanti anni, questa cosa viene naturale.
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🔥 Serate ed eventi
Qual è stata una delle serate più importanti della tua carriera?
Una delle più importanti è stata quando, durante una serata, si è rotto il mixer dopo circa 20 minuti.
Per non far capire nulla al pubblico ho improvvisato dicendo che era tutto voluto dal DJ per testare la loro energia.
Li ho fatti cantare, battere le mani, saltare… per 30 minuti senza musica. In quel momento mi sono trasformato in animatore e cabarettista.
Un’altra situazione forte è quando faccio abbassare la musica, faccio sedere tutti a terra e poi li faccio esplodere tutti insieme con un urlo.
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Quando hai capito di aver fatto un salto di livello?
Quando ho ripreso a fare le serate che sto facendo adesso. Lì ho capito che qualcosa stava cambiando davvero.
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Ti è mai capitato di ribaltare una serata partita male?
Sì, più di una volta.
L’ultima è stata quest’estate in un party privato: il DJ suonava di tutto ma nessuno ballava.
A un certo punto ho notato un gruppo vestito in stile punk e ho capito che quella era la direzione giusta. Ho detto al DJ di mettere rock, metal, hard rock.
Non aveva i brani, li ha comprati al momento mentre suonava — circa 50 tracce — e da lì siamo riusciti a far ballare tutti fino a fine serata.
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Quanto conta l’energia del pubblico durante una performance?
Conta tantissimo. È come giocare una finale di Champions con i tifosi che ti spingono.
Però bisogna sempre restare lucidi e professionali: anche quando l’energia è altissima, non devi mai uscire dai binari.
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Progetti futuri?
Sono molto scaramantico, quindi preferisco parlare quando è tutto confermato.
Posso dire però che ho fatto una data a Maribor, in Slovenia, grazie allo staff PHASE di Roma, uno staff molto affiatato con cui collaboro spesso: per me sono come una famiglia.
Abbiamo in programma altre serate in Italia e all’estero. Inoltre sto lavorando a una nuova produzione con Mister-X DJ.
Descriviti in tre parole
Talento, creatività, passione.

Enzo che grande
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