La Tragedia dell’Uomo Roccia: quando Beatport ti tradisce

Ciao amici, è passato un po’ dall’ultimo episodio di Santi e Peccatori.

Non per mancanza di storie.

Semmai per eccesso.



Sul palco sono intoccabili. 

Dietro il DJ booth, molto meno.

Santi e Peccatori vive nel backstage:

tra voci, dinamiche e reputazioni

che non finiscono mai sul flyer.

Qui non si celebrano carriere.

Si racconta quello che resta

quando il palco si spegne.

Nel regno della notte, dove i DJ combattono con chiavette USB gonfie di beat scaricati il giorno prima e bio Instagram tipo “selezionatore musicale / curatore di vibrazioni / archeologo della techno”, esistono molte figure mitologiche.

C’è il collezionista di vinili che parla di calore analogico anche quando sta suonando da Rekordbox.

C’è il filosofo della techno che riesce a collegare una cassa dritta alla crisi dell’Occidente.

C’è quello che parla solo di BPM, come se fosse un cardiologo della grancassa.

E poi c’è lui.

L’Uomo Roccia.

Il soprannome gira da anni nella scena romana e purtroppo non nasce da imprese musicali memorabili.

Nasce da un dettaglio puramente estetico: un’acne talmente combattiva da sembrare una cava di ghiaia e una dentatura sorprendentemente appuntita che, secondo amici poco caritatevoli, gli conferisce “una presenza molto… geologica”.

Da qui il nome.

L’Uomo Roccia.

Una figura che quando sorride sembra l’inizio di un documentario sui minerali.

Lo scorso weekend è tornato protagonista durante una serata in discoteca a Roma, quando si è trovato ad assistere al set del DJ che suonava prima di lui — un colosso internazionale della musica elettronica, uno di quelli che prende più voli in un mese di quanti l’Uomo Roccia prenda docce in una settimana.

All’inizio tutto normale.

L’Uomo Roccia osservava la pista con l’aria di chi sta già immaginando il momento in cui farà partire il primo drop e la folla capirà finalmente che sotto quella superficie lunare si nasconde un genio.

Poi parte una traccia.

Una traccia che anche lui aveva nella chiavetta.

Coincidenze che succedono.

Poi parte la seconda.

Poi la terza.

Secondo i testimoni, a quel punto l’Uomo Roccia è rimasto immobile accanto alla consolle con lo sguardo di uno che ha appena visto qualcuno rubargli la macchina, la fidanzata e pure l’identità artistica.

“Sembrava un gargoyle in pausa caffè,” racconta un cliente.

Nel frattempo il DJ internazionale continuava a suonare davanti a una pista piena, completamente ignaro del fatto che accanto a lui stava maturando una tragedia artistica degna di un dramma greco.

L’Uomo Roccia ha tentato varie forme di comunicazione:

– agitare la chiavetta USB come se fosse una prova in tribunale  

– indicare la consolle con crescente isteria  

– aprire la playlist sul telefono con l’energia di uno che vuole denunciare un furto alla polizia musicale

Il DJ ha guardato lo schermo per mezzo secondo.

Ha sorriso.

Probabilmente pensava fosse uno che voleva una foto.

O uno dei tanti che dice “bro metti questa”.

A quel punto, raccontano diversi presenti, l’Uomo Roccia ha iniziato a ribollire come un geyser emotivo.

Ha provato ad avvicinarsi alla consolle con l’aria di chi vuole affrontare il problema direttamente.

Peccato che l’unica gente disposta ad ascoltarlo fosse lo staff del locale.

Da lì è partita la tempesta.

Secondo un tecnico luci, nell’arco di pochi minuti l’Uomo Roccia è riuscito a litigare con praticamente chiunque si trovasse nel raggio di tre metri:

– la sicurezza  

– due baristi  

– il tecnico audio  

– il tecnico luci  

– un ragazzo che stava semplicemente portando del ghiaccio  

– e a un certo punto anche con se stesso riflesso nel vetro della consolle

“Continuava a dire che gli avevano rovinato il set,” racconta un addetto alla sicurezza.  

“Il problema è che il set non era ancora iniziato.”

Nel frattempo il DJ internazionale ha concluso la sua performance tra applausi, gente sudata e telefoni alzati.

È uscito dal locale senza sapere che a pochi metri da lui si stava consumando la più grande tragedia artistica mai vista… da qualcuno che suona Beatport Top 100.

Secondo alcune testimonianze, l’Uomo Roccia — ormai completamente in modalità vendetta — avrebbe persino valutato un piano ancora più diretto.

Per diversi minuti è rimasto fuori dal locale, vicino all’uscita degli artisti, con l’aria di uno che aspetta qualcuno per “parlare”.

“Sembrava pronto a menarlo,” racconta un ragazzo della sicurezza.  

“Ma allo stesso tempo sembrava anche uno che si stanca dopo due rampe di scale.”

Il DJ internazionale però è uscito da un’altra porta, è salito in macchina ed è sparito nella notte senza sapere di essere stato quasi aggredito da un uomo con la pelle di Marte e una chiavetta USB piena di rancore.

Pochi minuti dopo è salito in consolle proprio lui.

L’Uomo Roccia.

Silenzio.

Chiavetta inserita.

Sguardo duro.

Secondo i presenti, il set è stato molto coerente.

Ha suonato le stesse identiche tracce di prima.

Nello stesso ordine.

Con la stessa progressione.

Solo con molta più rabbia.

La pista ha ballato comunque.

Non per rispetto.

Ma perché erano comunque belle tracce.

Peccato che le avessero già sentite mezz’ora prima.

Questa non è cattiveria, è reputazione.

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